I Segreti Inconfessabili dell’Esame Pratico di Storyteller: Scopri Cosa Valutano Davvero!

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Ciao a tutti, miei carissimi lettori e appassionati di storie! Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta particolarmente a cuore, soprattutto per chi, come me, ha fatto della narrazione la propria vita: i criteri di valutazione per l’esame pratico di storyteller.

In un mondo che corre veloce, dove le piattaforme digitali e l’intelligenza artificiale riscrivono ogni giorno le regole del gioco, anche l’arte di raccontare si evolve, e con essa, le aspettative su chi vuole farne una professione.

Ricordo ancora i miei primi passi, quanto fosse difficile emergere e far sentire la propria voce. Oggi, poi, la sfida è ancora più complessa. Ho notato, confrontandomi con colleghi e osservando le ultime tendenze, che non basta più saper tessere una bella trama; bisogna essere maestri nel coinvolgere il pubblico attraverso canali diversi, saper creare esperienze immersive e, soprattutto, toccare le corde emotive giuste.

La capacità di adattarsi, di usare linguaggi cross-canale e di rimanere autentici, anche nell’era della personalizzazione spinta dall’AI, è diventata cruciale.

Dalla mia esperienza diretta, posso dirvi che un esame di storytelling oggi non è solo una prova di tecnica narrativa, ma un vero e proprio test di empatia e visione.

Si cercano professionisti che non solo conoscano le teorie, ma che sappiano applicarle con un tocco personale e riconoscibile. Siete curiosi di scoprire esattamente cosa guardano gli esaminatori?

Quali sono le competenze che fanno davvero la differenza nel 2025 e oltre? Andiamo a fondo di questo argomento, senza filtri, per svelarvi tutti i dettagli!

L’Arte di Connettere: Emozioni e Profondità

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Costruire Ponti con le Parole

Quando mi metto a raccontare, la prima cosa che sento è la necessità di costruire un ponte invisibile tra me e chi mi ascolta. Non si tratta solo di snocciolare fatti o di seguire una trama predefinita, ma di intessere un legame emotivo così forte da far sì che il mio pubblico si senta parte integrante della storia.

Ricordo una volta, a un seminario, dove un relatore elencava dati e statistiche in modo impeccabile, ma l’impatto sul pubblico era quasi nullo. Era tecnicamente bravo, sì, ma non riusciva a toccare le corde giuste.

Io credo fermamente che la vera magia stia nel far vibrare l’anima degli ascoltatori, nel fargli provare gioia, tristezza, speranza o persino un pizzico di paura, proprio come farebbero i personaggi della mia narrazione.

È un’arte sottile, che richiede non solo tecnica ma anche una profonda comprensione dell’animo umano e, soprattutto, la capacità di metterci un po’ di sé stessi in ogni parola.

Quando questo accade, quando vedi gli occhi del tuo pubblico brillare o inumidirsi, sai di aver centrato l’obiettivo.

Il Linguaggio del Cuore: Empatia e Sentimento

Se c’è una cosa che ho imparato in anni di narrazione, è che l’empatia è la chiave di volta. Non puoi raccontare una storia in modo convincente se non riesci a metterti nei panni dei tuoi personaggi, ma soprattutto, nei panni del tuo pubblico.

Devi sentire quello che sentono loro, anticipare le loro domande, comprendere le loro reazioni. Quando parlo, non miro solo a intrattenere, ma a risvegliare qualcosa dentro di loro, a farli riflettere, a farli uscire dalla loro zona di comfort o a confortarli, a seconda della storia.

Mi è capitato di narrare vicende che inizialmente non sentivo vicine, ma con un lavoro di ricerca e immedesimazione, sono riuscita a trasformarle in esperienze personali e autentiche per me e per chi mi ascoltava.

Il sentimento che un narratore è in grado di veicolare non è un accessorio, è l’ingrediente principale, ciò che trasforma un semplice racconto in un’esperienza memorabile e significativa.

È una sorta di dono che facciamo al nostro pubblico, un invito a esplorare il mondo attraverso nuove prospettive.

Il Potere della Struttura Narrativa: Oltre la Trama

L’Architettura Invisibile di Ogni Storia

Una bella storia non è solo un insieme di eventi accaduti, ma un edificio ben costruito, con fondamenta solide, pareti portanti e un tetto che ripara.

Ecco, la struttura narrativa è proprio questo: l’architettura invisibile che sostiene tutto. È un po’ come un iceberg, la punta che vediamo è la trama, ma sotto c’è un’enorme massa di lavoro, di scelte, di incastri che rendono il tutto coerente e coinvolgente.

A volte, ho notato che i narratori meno esperti si concentrano troppo sul “cosa succede dopo?” e meno sul “perché sta succedendo?”. La sfida è riuscire a bilanciare la sorpresa degli eventi con la logica interna del mondo che si sta creando.

Ricordo un mio progetto in cui la trama era molto avvincente, ma il finale sembrava un po’ campato in aria. Ho dovuto fare un passo indietro e rivedere l’intero percorso, seminando indizi e sviluppando meglio alcuni personaggi, in modo che la conclusione fosse non solo sorprendente, ma anche inevitabile, logica, quasi l’unica possibile.

È un lavoro di cesello, una danza tra la libertà creativa e le regole non scritte che rendono una storia “giusta”.

Il Ritmo: Quando le Parole Danzano

Avete mai ascoltato una melodia che vi ha preso subito, trascinandovi senza fatica? Ecco, una storia ben raccontata ha lo stesso effetto. Il ritmo è la musica delle parole, il battito che scandisce il respiro della narrazione.

Non si tratta solo di parlare velocemente o lentamente, ma di saper variare l’intensità, di creare momenti di tensione e di rilascio, di accelerare quando l’azione lo richiede e di rallentare per permettere al pubblico di assaporare un dettaglio o un’emozione.

Questo è qualcosa che ho affinato molto negli anni, e ho capito che non esiste un ritmo “perfetto” in assoluto, ma un ritmo “giusto” per quella specifica storia e per quel pubblico.

Una volta, stavo raccontando una storia folkloristica molto antica, e inizialmente il mio ritmo era troppo incalzante, quasi frenetico. Mi sono accorta che stavo perdendo l’atmosfera meditativa e un po’ misteriosa che la storia richiedeva.

Ho rallentato, ho inserito delle pause, ho lasciato che il silenzio parlasse, e l’effetto è stato incredibile: il pubblico era ipnotizzato, immerso in un’altra dimensione.

Saper gestire il ritmo è come essere un direttore d’orchestra, capace di far suonare ogni strumento al momento giusto per creare un’armonia perfetta.

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La Voce Unica: Stile e Originalità

Trovare la Propria Melodia Narrativa

Ognuno di noi ha una storia da raccontare e, soprattutto, un modo unico di farlo. Trovare la propria “melodia narrativa” è forse il viaggio più affascinante e, a volte, il più arduo per uno storyteller.

Non si tratta di imitare i grandi maestri, per quanto ispiratori possano essere, ma di scavare dentro sé stessi per far emergere quella voce autentica che ci rende inconfondibili.

Ricordo i miei primi tentativi, quando cercavo di emulare lo stile di narratori che ammiravo. I risultati erano, diciamo, poco brillanti e senza anima.

È stato solo quando ho smesso di cercare fuori e ho iniziato ad ascoltare la mia voce interiore, le mie esperienze, le mie idiosincrasie, che ho iniziato a trovare la mia strada.

La mia narrazione è diventata più personale, più “mia”, e ho notato che il pubblico rispondeva con maggiore entusiasmo, perché sentiva l’autenticità. La tua voce è il tuo marchio di fabbrica, la tua impronta digitale nel vasto universo delle storie.

Non abbiate paura di essere voi stessi, con le vostre peculiarità e le vostre sfumature: è lì che risiede la vostra vera forza e il vostro appeal.

Innovazione e Sperimentazione: Uscire dagli Schemi

Nel mondo frenetico di oggi, dove ogni giorno emergono nuove piattaforme e nuove forme di comunicazione, rimanere ancorati ai vecchi schemi significa perdere un’opportunità preziosa.

L’innovazione e la sperimentazione sono diventate parole d’ordine per chi, come me, vuole continuare a sorprendere e coinvolgere. Non parlo solo di usare le ultime tecnologie, ma anche di provare nuovi approcci narrativi, di mescolare generi, di rompere le convenzioni.

Mi è capitato di voler raccontare una storia che, sulla carta, sembrava molto lineare. Ho deciso di spezzarla, di raccontarla da punti di vista diversi, di inserirvi elementi interattivi che permettessero al pubblico di fare delle scelte e influenzare il corso degli eventi.

È stato un rischio, certo, ma il risultato è stato un’esperienza molto più dinamica e memorabile. Sperimentare non significa solo cercare il “nuovo per il nuovo”, ma trovare il modo più efficace e originale per far arrivare il proprio messaggio.

È un processo continuo di apprendimento e di adattamento, che ci spinge a non accontentarci mai e a cercare sempre la scintilla che può accendere nuove emozioni nel pubblico.

L’Adattabilità: Dai Social al Palcoscenico

Dal Digitale al Reale: Cambiare Linguaggio

Immaginate di dover raccontare la stessa storia a un gruppo di amici intorno a un fuoco, a un pubblico in un teatro affollato e, ancora, tramite un breve video per TikTok.

Sembra impossibile, vero? Ebbene, l’adattabilità è proprio questa capacità di modulare la propria narrazione, il proprio linguaggio e il proprio stile in base al contesto e al mezzo.

Ciò che funziona perfettamente su un palco, con la potenza della voce e la presenza scenica, potrebbe risultare eccessivo o inefficace in un podcast, dove il suono e l’immaginazione dell’ascoltatore sono gli unici protagonisti.

E su Instagram o TikTok, la sfida è condensare l’essenza della storia in pochi secondi, catturando l’attenzione istantaneamente. Personalmente, ho imparato che ogni piattaforma ha le sue regole non scritte, i suoi codici, e ignorarli significa rischiare di non raggiungere il pubblico.

Ho dovuto studiare, osservare, e soprattutto provare e sbagliare tante volte per capire come trasmettere lo stesso messaggio con linguaggi diversi. Non è solo una questione di sintesi, è una vera e propria ri-creazione della storia, mantenendone il cuore ma cambiandone la pelle.

Sfruttare Ogni Canale per Massimizzare la Risonanza

Nel panorama mediatico attuale, limitarsi a un solo canale è come avere un solo colore sulla tavolozza di un pittore. Per uno storyteller moderno, la capacità di sfruttare ogni canale disponibile non è un’opzione, ma una necessità per massimizzare la risonanza del proprio messaggio.

Pensateci: una storia può iniziare con un post emozionale su Instagram, essere approfondita con un episodio di un podcast, svilupparsi in una serie di video su YouTube e culminare in un evento dal vivo.

Questa strategia multi-canale crea un’esperienza immersiva e stratificata per il pubblico, permettendo a persone diverse di entrare in contatto con la narrazione attraverso il loro mezzo preferito.

Io ho sperimentato quanto sia potente creare un ecosistema narrativo intorno a un tema. Non solo aumenta la visibilità e l’engagement, ma permette anche di esplorare sfaccettature diverse della storia, arricchendola e dando al pubblico più motivi per rimanere connesso.

È un po’ come offrire un banchetto di storie, dove ogni piatto è delizioso a modo suo, ma insieme creano un’esperienza gastronomica indimenticabile.

Aspetto Valutazione Tradizionale Valutazione Moderna (2025+)
Tecnica Narrativa Coerenza trama, sviluppo personaggi, climax. Coerenza trama, sviluppo personaggi, climax, innovazione formale, interattività.
Coinvolgimento Pubblico Capacità di mantenere l’attenzione, chiarezza espositiva. Capacità di emozionare, risposte attive (commenti, condivisioni), creazione di community.
Adattabilità Prevalenza della performance orale/scritta tradizionale. Capacità di adattare la storia a più formati (digitale, live, audio), pensiero cross-mediale.
Originalità Unicità della trama, stile personale. Unicità della voce, sperimentazione di nuovi linguaggi e approcci, proposta di valori distintivi.
Credibilità (EEAT) Riferimenti culturali, conoscenza del tema. Ricerca approfondita, esperienza diretta sul campo, autorità riconosciuta, trasparenza e etica.
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Misurare l’Impatto: Il Riscontro del Pubblico

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L’Eco della Tua Storia: Ascoltare e Imparare

Una storia, per quanto bella e ben raccontata, non è completa finché non incontra il suo pubblico. E il vero segreto per crescere come storyteller è non solo raccontare, ma anche e soprattutto ascoltare.

L’eco che la tua storia lascia è un feedback prezioso, una bussola che ti indica dove hai colpito nel segno e dove, magari, puoi migliorare. Ricordo un periodo in cui ero così concentrata sulla mia visione che tendevo a ignorare i commenti, sia positivi che costruttivi.

Pensavo: “È la mia arte, devono accettarla così com’è”. Che errore! Ho imparato a mie spese che il dialogo con il pubblico è fondamentale.

Le domande che ti pongono, le emozioni che esprimono, persino le critiche, sono tutte opportunità per affinare la tua sensibilità e la tua tecnica. Adesso, dopo ogni performance o pubblicazione, mi prendo sempre del tempo per leggere i commenti, rispondere, interagire.

Non solo mi aiuta a capire meglio cosa funziona, ma rafforza anche il legame con chi mi segue, trasformandoli da semplici ascoltatori in veri e propri sostenitori.

Interazione: Da Spettatore a Co-Creatore

Nel panorama narrativo attuale, l’idea di un pubblico passivo è ormai superata. Oggi, si cerca un coinvolgimento attivo, una trasformazione dello spettatore in co-creatore.

Questo non significa che il pubblico debba scrivere la storia al posto tuo, ma che debba sentirsi parte di un’esperienza condivisa, avere la possibilità di interagire, di influenzare, anche minimamente, il flusso della narrazione.

Questo è un aspetto che sto esplorando molto, soprattutto nelle mie narrazioni digitali. Ad esempio, ho creato storie in cui il pubblico poteva scegliere il finale tramite sondaggi online, o storie che si sviluppavano in base alle domande più votate durante una live.

È entusiasmante vedere come l’energia del pubblico si riversi nella storia, arricchendola di nuove sfumature e prospettive che non avrei mai immaginato da sola.

È un approccio che richiede coraggio, perché significa cedere un po’ il controllo, ma il risultato è una narrazione più viva, dinamica e profondamente risonante, che lascia un’impronta molto più duratura rispetto a una semplice esposizione unilaterale.

La Credibilità del Narratore: Esperienza e Ricerca

Le Radici della Verità: Approfondimento e Diligenza

Nella mia lunga carriera di narratrice, ho imparato che la fiducia del pubblico è un bene prezioso, qualcosa che si guadagna con fatica e che si può perdere in un attimo.

Al centro di questa fiducia c’è la credibilità, e questa, a sua volta, affonda le sue radici in un approfondito lavoro di ricerca e in una diligenza quasi certosina.

Non importa quanto sia fantastica o immaginaria la storia che racconto, deve sempre avere un fondamento di verità, un nucleo autentico che la renda plausibile e che risuoni con l’esperienza umana.

Quando mi preparo a raccontare una storia, mi immergo completamente nel suo mondo. Se è storica, studio i documenti dell’epoca, leggo testimonianze, cerco di capire il contesto.

Se è legata a una cultura specifica, mi informo sulle tradizioni, sui modi di dire, sui valori. Non mi accontento mai delle informazioni superficiali, perché so che ogni dettaglio, ogni sfumatura, contribuisce a costruire un’immagine completa e affidabile.

Questo non significa trasformarsi in uno storico o un antropologo, ma significa rispettare la storia e, soprattutto, rispettare il pubblico, offrendo un prodotto ben fatto e veritiero.

Trasmettere Valore: Oltre il Semplice Intrattenimento

Essere uno storyteller non significa solo intrattenere. Almeno per me, è molto di più. È avere la responsabilità di trasmettere valori, di stimolare la riflessione, di aprire nuove prospettive.

Le storie sono veicoli potentissimi per esplorare temi complessi, per mettere in discussione preconcetti, per ispirare al cambiamento. Ho sempre cercato di selezionare storie che avessero un “peso”, un significato che andasse oltre la superficie, storie che potessero lasciare qualcosa di duraturo nel cuore e nella mente di chi ascoltava.

Ricordo una volta che stavo raccontando una leggenda popolare apparentemente semplice, ma attraverso la mia narrazione ho cercato di far emergere il tema della resilienza e della solidarietà.

Alla fine, una persona del pubblico mi ha detto che quella storia le aveva dato la forza di affrontare una situazione difficile nella sua vita. In quel momento, ho capito che il mio lavoro andava ben oltre il mero spettacolo.

La capacità di infondere un valore autentico in ogni racconto, di trasformare l’atto narrativo in un’esperienza significativa, è ciò che distingue un buon narratore da uno straordinario.

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Oltre le Parole: Elementi Visivi e Sonori

L’Orchestra Multisensoriale della Narrazione

Noi storyteller siamo spesso visti come maghi delle parole, ma il mondo della narrazione moderna ci chiede di essere anche direttori d’orchestra, capaci di armonizzare non solo suoni e silenzi, ma anche immagini, luci e persino a volte profumi o textures.

Quando penso a una performance, non penso solo a cosa dire, ma a come l’ambiente, gli oggetti di scena, la musica di sottofondo o un’immagine proiettata possano amplificare il messaggio e l’emozione.

È come comporre una sinfonia multisensoriale. Una volta, per un racconto di viaggio in un paese lontano, ho usato delle proiezioni di paesaggi evocativi e una colonna sonora con musiche tradizionali del luogo.

L’effetto è stato pazzesco: il pubblico non stava solo ascoltando, stava “vivendo” il viaggio insieme a me. Mi sono resa conto che, mentre le parole costruiscono la trama, gli elementi visivi e sonori creano l’atmosfera, il “sentimento” del luogo e del momento.

Sono l’involucro prezioso che rende il contenuto ancora più impattante e memorabile, trasportando il pubblico in un’altra dimensione con una facilità sorprendente.

Creare Atmosfere Indimenticabili

Non c’è niente di più potente di un’atmosfera ben costruita per imprimere una storia nella memoria del pubblico. L’atmosfera non è solo uno sfondo, è un personaggio silenzioso, un complice che lavora di pari passo con il narratore per avvolgere gli ascoltatori in un’esperienza unica.

Pensate a un racconto dell’orrore senza i giusti effetti sonori o una luce soffusa che crea ombre inquietanti; perderebbe metà del suo potere. O a una storia d’amore senza una melodia dolce e romantica a fare da sottofondo.

Sono tutti dettagli, è vero, ma sono quei dettagli che, sommati, creano un’immersione totale. Nel mio approccio, dedico molto tempo a pensare a come ricreare l’ambiente della storia.

A volte basta un piccolo oggetto, una candela, il suono di una pioggia registrata o un cambio di illuminazione per trasportare magicamente il pubblico altrove.

È un po’ come essere dei pittori che, invece di usare colori su tela, usano elementi sensoriali per dipingere un quadro nella mente di chi ascolta. L’obiettivo è lasciare un’impronta non solo mentale, ma emotiva e sensoriale, che rimanga vivida a lungo dopo che l’ultima parola è stata pronunciata.

Per Concludere

Ed eccoci qui, carissimi amici, alla fine di questo viaggio nel cuore dello storytelling moderno. Spero che queste riflessioni sui criteri di valutazione per l’esame pratico vi abbiano offerto spunti preziosi, non solo per superare un test, ma per eccellere nella vostra arte. Ricordate, in un mondo in continua evoluzione, la capacità di connettere, emozionare e rimanere autentici è la vostra vera superpotenza. Non abbiate mai paura di sperimentare, di ascoltare il vostro pubblico e di infondere ogni storia con un pizzico della vostra anima. La narrazione è un dono, un dialogo continuo tra cuori e menti. Continuate a raccontare, a sognare e a ispirare, perché ogni vostra parola ha il potere di lasciare un segno indelebile. Ci vediamo alla prossima storia, con il cuore pieno di entusiasmo e nuove idee!

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Consigli Preziosi per lo Storyteller Moderno

1. Sii un camaleonte digitale: Impara a plasmare la tua storia per ogni piattaforma. Un video su TikTok richiede un approccio diverso da un podcast o da un live streaming. La chiave è mantenere l’essenza ma cambiare la pelle del racconto.

2. Interagisci, sempre: Il pubblico di oggi non vuole solo ascoltare, vuole partecipare. Poni domande, crea sondaggi, rispondi ai commenti. Trasforma gli spettatori in co-creatori e la tua narrazione diventerà un’esperienza condivisa e indimenticabile.

3. Coltiva la tua credibilità (EEAT): La fiducia è la moneta più preziosa. Basati su esperienze autentiche, ricerca approfondita e dimostra la tua competenza. Solo così potrai costruire un’autorità riconosciuta e un rapporto di trasparenza con chi ti segue.

4. Abbraccia il “multisensoriale”: Oltre alle parole, pensa a come suoni, immagini, luci e persino oggetti di scena possano arricchire la tua narrazione. Crea un’atmosfera che avvolga il pubblico, rendendo la storia un’esperienza totale.

5. Non temere di sperimentare: Il panorama narrativo è in costante mutamento. Prova nuovi formati, mescola generi, osa tecniche innovative. L’originalità e la capacità di sorprendere sono fondamentali per rimanere rilevanti e catturare l’attenzione.

L’Essenziale da Ricordare

Il viaggio dello storyteller moderno è un’emozionante avventura che va ben oltre la semplice trama. Si tratta di intessere legami profondi con il pubblico, di toccare le corde emotive giuste e di creare esperienze che risuonino a lungo. Abbiamo visto come l’empatia e la capacità di trasmettere valori autentici siano fondamentali, affiancate da una solida struttura narrativa che dia respiro e coerenza alla storia. La tua voce unica, il tuo stile inconfondibile, sono il tuo marchio di fabbrica, da affinare attraverso l’innovazione e la sperimentazione. L’adattabilità ai diversi canali, dal digitale al palcoscenico, è ormai una competenza irrinunciabile per massimizzare la risonanza del tuo messaggio. E, naturalmente, la credibilità, sostenuta da un’esperienza autentica e una ricerca meticolosa, è il pilastro su cui si fonda ogni narrazione di successo. Non dimentichiamo il potere degli elementi visivi e sonori, capaci di trasformare una storia in un’orchestra multisensoriale che incanta e trasporta. In sintesi, essere uno storyteller oggi significa essere un artista completo, un comunicatore empatico e un innovatore costante, pronto a misurarsi con le sfide di un pubblico sempre più esigente e un panorama mediatico in continua evoluzione.

Domande Frequenti (FAQ) 📖

D: Nel 2025, quali sono le nuove competenze chiave che gli esaminatori cercano in un aspirante storyteller, oltre alle tecniche narrative tradizionali, considerando il panorama digitale e l’IA?

R: Amici miei, questa è una domanda d’oro! Se pensate che basti saper scrivere bene, beh, devo dirvi che la realtà è un po’ più complessa. Oggi, un vero storyteller deve essere un po’ un artigiano digitale, un architetto di emozioni su più fronti.
La mia esperienza mi ha insegnato che si valuta la capacità di adattarsi, di muoversi agilmente tra piattaforme diverse: dal testo al video breve, dal podcast all’interazione sui social.
Non si tratta solo di “raccontare”, ma di “fare esperienza del racconto”. Si cerca chi sa creare una storia che non solo si legge o si ascolta, ma che si vive, magari con elementi interattivi o cross-mediali.
Ho visto con i miei occhi quanto sia apprezzata la capacità di utilizzare, con saggezza e senza farsi sopraffare, anche gli strumenti offerti dall’intelligenza artificiale per ottimizzare processi o raggiungere nuove audience, mantenendo però sempre al centro la voce umana e autentica.
È un equilibrio delicato, quasi una danza, tra innovazione tecnologica e cuore narrativo.

D: Quanto sono cruciali la connessione emotiva e l’autenticità in un esame di storytelling oggi, specialmente con la capacità dell’IA di generare contenuti?

R: Ah, l’autenticità! Questo è il vero fulcro, la scintilla che accende tutto. Credetemi, dopo anni passati a osservare e creare, posso dirvi che la connessione emotiva è diventata la moneta più preziosa.
L’IA può produrre testi impeccabili, trame complesse, persino dialoghi credibili. Ma ciò che l’IA non può fare, almeno non ancora e con la stessa profondità, è infondere un’anima, un’esperienza vissuta, quell’imperfezione umana che rende una storia unica e risuonante.
Gli esaminatori, così come il pubblico, cercano quel “qualcosa” che solo un essere umano può portare: l’empatia, la vulnerabilità, la passione, le sfumature di un’emozione vera.
Ho notato che un racconto che parte da un’esperienza personale, da una sensazione profonda, anche se tecnicamente meno perfetto, spesso colpisce molto più nel segno rispetto a uno elaborato artificialmente.
È la tua voce, il tuo vissuto, la tua capacità di far vibrare le corde dell’animo che farà la differenza. È qui che si riconosce l’Esperienza, l’Autorevolezza e la Fiducia (EEAT), quel senso di “ci sono stato, l’ho provato, te lo racconto con il mio cuore” che nessuna macchina può replicare.

D: Quali elementi pratici o approcci innovativi sono attesi in un esame di storytelling moderno? I formati tradizionali (ad esempio, solo un testo scritto) sono ancora sufficienti?

R: Assolutamente no, miei cari! Se pensate di presentare solo un testo, per quanto brillante, vi state perdendo un pezzo fondamentale del puzzle. Gli esami di storytelling di oggi sono molto più dinamici, quasi un “laboratorio” di narrazione.
Dalla mia prospettiva, ho visto che si cercano progetti che mostrino una visione a 360 gradi. Questo può significare la presentazione di uno storyboard visivo per un racconto, la bozza di uno script per un podcast con estratti audio, un prototipo di campagna social che racconti una storia in pillole, o persino l’ideazione di un’esperienza immersiva (magari con riferimenti a come l’utente interagirebbe).
L’obiettivo è dimostrare non solo di saper creare una storia, ma anche di saperla distribuire e farla vivere attraverso i media più adatti. Si valuta la capacità di pensare in modo “transmediale”, di capire come i diversi canali possano arricchire la narrazione.
Quindi, preparatevi a stupire con la vostra creatività e la vostra visione innovativa, mostrando come la vostra storia possa dispiegarsi e affascinare il pubblico in modi sempre nuovi e coinvolgenti!

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