L’arte di raccontare storie è sempre stata un pilastro della comunicazione umana, un modo ancestrale per connetterci, condividere emozioni e tramandare la conoscenza.

Negli ultimi anni, però, ho notato una vera e propria rivoluzione in questo campo, specialmente con l’avvento e l’accelerazione del digitale e delle nuove tecnologie.
Non si tratta più solo di parole o immagini statiche, ma di un’esperienza totale che coinvolge tutti i sensi. Pensate alla realtà virtuale (VR) e aumentata (AR), che ci trasportano in mondi in cui possiamo non solo guardare, ma vivere la storia in prima persona.
Questo storytelling immersivo sta ridefinendo il modo in cui interagiamo con i contenuti, dalla didattica al marketing, rendendo ogni brand più vicino e umano.
Personalmente, trovo affascinante come l’Intelligenza Artificiale (AI) stia iniziando a dialogare con la creatività umana, non sostituendola, ma offrendo strumenti potenti per esplorare nuove forme narrative e personalizzare le esperienze.
Dal montaggio video alla sceneggiatura, l’AI sta aprendo orizzonti impensabili, permettendoci di creare storie ancora più coinvolgenti e su misura per il pubblico del futuro.
È un’opportunità strategica per ogni creativo e per ogni azienda che vuole davvero lasciare il segno. Le tendenze attuali ci mostrano un’industria audiovisiva in fermento, con acquisizioni colossali come quella di Warner Bros.

Discovery da parte di Netflix che stanno ridefinendo il panorama globale dell’intrattenimento e le figure professionali richieste sono sempre più orientate verso queste nuove competenze digitali e creative.
È chiaro che il futuro della narrazione è nell’integrazione di questi elementi, creando ponti emotivi che trasformano il semplice ascolto in un’esperienza memorabile e unica.
Ma in questo scenario in continua evoluzione, c’è una distinzione fondamentale che spesso viene confusa: quella tra chi racconta storie in generale e chi le racconta attraverso il potente medium del cinema.
Anche se a prima vista possono sembrare simili, sono ruoli che richiedono competenze e approcci molto diversi. L’uno costruisce il mondo narrativo dalle fondamenta, l’altro lo traduce in un’esperienza visiva e sonora indimenticabile, sfruttando ogni sfumatura di luce, suono e montaggio.
Spesso ho sentito usare i termini in modo intercambiabile, ma la mia esperienza mi ha insegnato quanto sia cruciale riconoscere le specificità di ciascuno.
Ma qual è il vero cuore di questa differenza e come si manifesta concretamente? Scopriamolo insieme.





